Johannes Vermeer

La ragazza con l’orecchino di perla

La ragazza
con l’orecchino di perla

Johannes Vermeer
BolognaVermeer - La ragazza con l'orecchino di perla

Non è certo un caso se le più famose opere d'arte della storia ritraggono figure femminili. Il fascino che questo soggetto ha esercitato sugli artisti di ogni tempo è incontestabile e non ha bisogno di spiegazioni. Così Veneri, Vittorie alate, Madonne, Gioconde e Sante sono sempre state rappresentate nelle sembianze delle fanciulle che furono le modelle dei loro pittori e scultori.

La verità sorprendente de La ragazza col turbante (o Ragazza con l'orecchino di perla), di Jan Vermeer, è che ella è solo questo: una splendida giovane che impersona se stessa. Raffigurata di tre quarti, sembra che si sia voltata in questo preciso istante, solo per incrociare gli occhi di chi la guarda, socchiudendo le labbra in un'espressione di sensuale innocenza. Dopo avere indagato gli occhi, la bocca ed il viso, ritratti tutti in piena luce, il nostro sguardo scivola a destra ed incontra un luccichìo stupefacente.

Quella che la finzione della tela mostra come una perla, a ben guardare, è lo sfiorarsi di due pennellate a forma di goccia, che disegnano un gioiello vistoso ed elegante, bottino di viaggi in terre lontane, che la leggenda vuole appartenesse alla moglie dell'artista. Delle stesse meraviglie esotiche fanno parte i lapislazzuli, dai quali si ricava il pigmento blu del turbante, così intenso e luminoso che Vermeer rischiò il tracollo economico per assicurarsene una fornitura costante.

Oltre all'uso sapiente dei colori e alla magnifica resa della luce naturale, che fa emergere dolcemente il soggetto da un cupo sfondo informe, a colpire è la nitidezza di alcuni particolari del dipinto. Si è sostenuto, a questo proposito, che l'artista utilizzasse una camera oscura, per studiare la percezione da parte dell'occhio umano della messa a fuoco delle immagini.

Che ciò sia vero o no, la Gioconda olandese, come viene a volte definita, resta il ritratto più famoso della storia, seconda solo a quella Monna Lisa della quale non condivideva gli agi e gli onori, da modesta massaia qual era.

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Johannes Vermeer

Vita e opere
BolognaVermeer - La ragazza con l'orecchino di perla

Johannes Vermeer, per i suoi cari Jan, fu un talento non del tutto espresso e di certo incompreso. Di lui non si sa molto.

Nacque nel 1632 a Delft, in Olanda, e per vivere scelse di fare il pittore. Subì forse il fascino dei dipinti che il padre commerciava e si dimostrò subito abile con tela e pennello, ma non raggiunse mai né la piena fama né la sicurezza economica. Fu sempre identificato dai contemporanei come un buon pittore di interni, di fama regionale, capace forse di affascinare persone dall'occhio educato, come altri artisti, ma mai di guadagnare i favori dei più facoltosi committenti.

Di estrazione, diremmo oggi, borghese, finì per farsi soffocare dalla morsa di un alto tenore di vita e di una famiglia numerosa e opprimente. Fu proprio l'ansia legata ai debiti che, secondo la moglie, lo portò alla morte nel 1675 e fu la necessità di ripagarli che spinse la famiglia a vendere molti dei quadri di Jan.

Se tutto fosse finito qui, forse oggi il suo nome sarebbe dimenticato e le sue opere sarebbero ad invecchiare in qualche sala da pranzo della buona società di Delft. Fortunatamente però, a metà dell'800, Vermeer fu riscoperto da Théophile Thoré-Burger, un critico d'arte francese che, innamoratosi della Veduta di Delft, lo riscattò dall'oblio alla vigilia della più grande stagione artistica degli ultimi cinquecento anni. Il mondo fu allora finalmente colpito, a due secoli dalla loro realizzazione, da quelle tele dai colori splendenti e dall'atmosfera tersa, immobile, che Gombrich definì “vere nature morte con esseri umani”.

Questa varia ed un poco anonima umanità, ritratta spesso nel pieno delle sue faccende quotidiane, entra quasi in contrasto con l'estrema precisione tecnica del pittore, spiegabile forse con il ricorso, in fase preparatoria, ai primissimi modelli di camera oscura.

Ci accorgiamo, allora, che colui che in vita fu spesso uno dei tanti, aveva invece ognuna delle caratteristiche proprie del genio. La sperimentazione tecnica e la grazia espressiva convissero in Vermeer in una misura talmente unica che anche oggi non riusciamo a comprenderla appieno. Rischieremmo forse di esserne sopraffatti, come lo scrittore Bergotte, che nella Recherche di Proust muore d'infarto contemplando la Veduta di Delft.

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Bologna

La città della cultura e della musica

Bologna è tutto ed il contrario di tutto

in bilico tra il Paradiso e l'Inferno
BolognaVermeer - bologna

Forse ogni città del mondo vive di contrasti. Forse è stupido pensare che Bologna sia diversa dalle altre, che le fratture che la attraversano siano più profonde di quanto accada altrove, ma un bolognese non può farne a meno. Egli sa bene, infatti, che Bologna è tutto ed il contrario di tutto e che i suoi abitanti vivono da sempre in bilico tra il Paradiso e l'Inferno.

Innanzitutto è una città piccola, con un centro storico molto raccolto, che indossa però un vestito molto ampio, una gonna che svolazza da Imola a Modena e da Ferrara. all'Appennino. E' una metropoli nell'atteggiamento ma un paese nella sostanza, una capitale di cultura ma per natura un borgo di campagna.

Poi è ricca, a dire il vero più la città che il suo popolo, grassa di quel grasso buono che dà gusto al prosciutto, benestante di un benessere diffuso che non cancella la povertà ma la rende solo più tollerabile. Come ebbe a dire in proposito il musicista Charles Burney nel '700, “la gente [a Bologna] è molto povera, ma grassa e contenta.”

Inoltre è famosa per essere dotta, la più professorale delle città italiane, pedante e ripetitiva come l'eloquio dei suoi giudici ed avvocati, sapiente di una sapienza antica e preziosa. Ma allo stesso tempo gaudente, profumata di vino e salsiccia ed incline ai piaceri della carne più che alle penitenze religiose. Nonostante il brulicare di chiese, già nel 1816 un uomo di mondo come Stendhal poteva affermare che “non vi è forse in Bologna una donna di spirito che non abbia amato in modo originale.”.

Infine Bologna è antica, è la storia dell'Italia medievale, stritolata fra Papa ed Imperatore, fra romanico e germanico. Secondo lady Sidney Morgan “è per il Medioevo quello che è Pompei per l'antichità”. Però sa anche essere moderna e si è affacciata sul terzo millennio come importante polo economico, commerciale ed industriale, trainata dalla sua posizione centrale e collegata al mondo dalle nuove filosofie di alta velocità e low-cost.

Questa attenzione alle innovazioni ha posto la città al centro di una rete che la collega in modo economico e veloce a Milano, Firenze, Venezia e l'ha resa il luogo ideale in cui stabilirsi per visitare nel modo più comodo l'Italia del centro-nord. Una città in bilico dunque, come detto sopra, “col seno sul piano padano ed il culo sui colli”.

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Genus Bononiae

Palazzo fava / Palazzo delle esposizioni

Gioiello rinascimentale

de la stirpe di bologna
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La nuova casa de La ragazza con l'orecchino di perla non sarà una dimora come tutte le altre.

Palazzo Ghisilardi Fava è infatti uno dei maggiori esempi di architettura rinascimentale bolognese ed un luogo di meraviglie più unico che raro. Voluto nel '400 dalla famiglia Ghisilardi, fu acquistato nel '500 dalla famiglia Fava, che ne affidò la decorazione ai tre Carracci, i quali qui per la prima volta mostrarono la carica innovativa della loro pittura. Fra i quasi tre chilometri quadrati di stanze e corridoi, il gioiello è di certo la Sala di Giasone, dove Agostino, Annibale e Ludovico si guadagnarono la fama che li avrebbe portati fino a Roma.

Il complesso attuale, impreziosito da una notevole casa-torre medievale inglobata in uno dei cortili e dalle terrazze che si aprono sui tetti del centro storico, ospita il curioso Museo Medievale e le sale del Palazzo delle Esposizioni, che da Febbraio 2014 faranno da sfondo, silenziose e maestose, a Rembrandt e Vermeer.

L'intera struttura è ora di proprietà di una fondazione privata, che l'ha inserita nel suggestivo percorso museale del “Genus Bononiae”, traducibile come “la stirpe di Bologna”, identificabile in quel gene che rende la città se stessa. La mirabile idea della fondazione è stata quella di investire le proprie risorse per creare una sorta di museo diffuso, che occupi l'intera superficie del centro storico, nel quale chiese e palazzi si trasformino nelle sale di esposizione e le vie porticate divengano i corridoi che le collegano. Gli altri restauri e recuperi che sono parte del progetto andrebbero visti perciò in continuità gli uni con gli altri e dovrebbero formare un flusso artistico e culturale che distingua e riqualifichi la città. L'oratorio di San Colombano, lo stupefacente museo cittadino di Palazzo Pepoli, S. Maria della Vita, la biblioteca del Poggiale ed il complesso di Santa Cristina sono solo alcuni esempi, alcune tappe di un viaggio che merita di essere intrapreso da chiunque ami Bologna e la bolognesità.

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